Un’annosa questione direi, dato che da tempo siamo invasi dalle immagini che tutti convogliamo in rete, in quantità esasperate e che, nella maggior parte dei casi, produciamo personalmente, essendo tutti dotati di smartphone che permettono prestazioni funamboliche.

Ma non tutte le immagini sono ad uso ludico o personale; la relazione che aziende e professionisti hanno quotidianamente con l’ambiente social, impone l’utilizzo costante di immagini a cornice di testi o come gallery dedicata a prodotti o eventi ; questo ha decisamente migliorato la comunicazione, in quanto l’immagine accattivante è attrattiva e diventa “il traino” che porta a soffermarsi sul testo.

Tutto perfetto, se non fosse che anche e soprattutto la vita privata è stata inondata dalle immagini e dal bisogno, per alcuni compulsivo, di ritrarre se stessi nei vari momenti della quotidianità, complici gli smartphone che, con la semplicità d’utilizzo e le mille funzioni disponibili, ci portano a credere di esserci trasformati in novelli McCurry , tanto che alcuni hanno sviluppato la malsana convinzione che anche la foto aziendale si possa fare in autonomia, tanto poi la correggi con i filtri…..eh, dipende da cosa devi corregere!

Mi è capitato spesso di vedere immagini di profili aziendali o di professionisti, dove mancava chiaramente il senso dello “scatto” in questione, che fosse riferito a un prodotto, un evento o un primo piano, questi ultimi a volte davvero decontestualizzati e penalizzanti.

Comincia dal selfie: devi curarlo.

Per capire di cosa parlo, riporto l’esempio di un caso abbastanza ricorrente nelle mie ricerche sul tema: sei finalmente in fiera, dopo un estenuante periodo di preparativi e sei carico come una molla per gli obiettivi fissati, che ti prepari a realizzare; con questo spirito euforico vuoi farti il selfie di gruppo con i venditori, così si vede anche lo stand faraonico che finirai di pagare nel  2023.

Bene! Ottima idea, forse però prima dovresti posizionare il gruppo in favore delle luci, sistemare le cravatte fuori posto e indicare ai tuoi il tipo di messaggio che vuoi mandare con quell’immagine, controllare che nell’inquadratura non ci finisca la mezza minerale rovesciata sulla penisola, magari accanto al sacchetto di patatine vuoto, in prossimità del cestino dei rifiuti. Perché poi quegli errori i filtri non li correggono e l’ottima idea di riprendere il “team entusiasta al lavoro”, si trasforma nella solita immagine fantozziana del gruppo di lavoro in trasferta, già un po’ sbrindellato che di lì a poco ci proverà con l’hostess! (della quale si intravede parte di mano, con tanto di french, appoggiata sulla penisola accanto alla bottiglietta rovesciata!!!) 😀

Ogni immagine che pubblichiamo parla di noi quindi deve avere un senso, sia estetico che filosofico e deve trasmettere un messaggio; va bene mantenere una certa naturalezza, ma la cura dei dettagli è fondamentale proprio in quanto immagine aziendale.

Per le piccole imprese non è sempre possibile farsi seguire da un fotografo professionista, anche se invito a chiedere dei preventivi che ti stupiranno per il loro rapporto qualità/prezzo; quando in ogni caso il budget non c’è, la cosa ideale è, per ogni situazione che prevede la produzione di immagini, chiedere almeno una consulenza ad un professionista, per mettersi al riparo dagli errori più grossolani e poter produrre buone immagini da pubblicare sui social, con un notevole risparmio di tempo, che poi è sempre denaro, nella post produzione.

Oggi il mondo della fotografia è popolato di ottimi professionisti con i quali stabilire collaborazioni smart, dalla consulenza al lavoro sul campo, in grado di assicurare un risultato effettivo dall’uso delle immagini per il SMM quotidiano.

Il fatto di avere tanti mezzi a disposizione (in questo caso gli smartphone) porta a formare il pericoloso pensiero che tutto sia fattibile in autonomia, il “fai da te”, che sta spostando verso il basso l’asticella della qualità, a favore di un risparmio che si paga poi in termini di immagine e personalità aziendale, ma non solo, il “il fai da te” produce inevitabilmente una forma di omologazione che si evidenzia nel mondo social, dove non riusciamo più a stupirci di fronte alle immagini, in quanto un “pochino” tutte uguali.

Anche per le immagini serve strategia.

Gestendo quotidianamente la live communication per le aziende, ho avuto la fortuna di lavorare accanto a tanti professionisti della fotografia e a sviluppare insieme a loro, progetti fotografici legati alla comunicazione dei miei clienti.

Per questo oggi vorrei condividere alcune linee guida necessarie alla buona riuscita di “uno scatto”, soprattutto laddove il fotografo non c’è:

  • Il concept: ovvero l’idea, il perché scatti quella foto e il cosa deve trasmettere, oltre che il come la veicolerai nella tua campagna social, ad esempio. Senza questa partenza lo scatto , anche quando curato nei particolari, resta fine a se stesso e non amplifica il messaggio. L’ideale quindi, che ci sia o meno un fotografo ad occuparsene, è decidere PRIMA quali immagini produrre durante un particolare momento aziendale, dargli una finalità filosofica (cosa voglio esprimere: passione, entusiasmo, prodotto etc) e una comunicativa/estetica (dove andranno: social, blog, brochure, etc).

Nel concept sviluppiamo poi altri due punti fondamentali:

  • La location: Stabilire in anticipo in quali punti della location effettuare gli scatti e gli oggetti e accessori coinvolti nell’immagine (sedute, mobili, etc), consente di compilare un piano di lavoro da seguire che, una volta sul posto, ci farà risparmiare tempo ed energie. Ma non solo, costruendo la “mappa” in anticipo, possiamo scegliere a mente fredda i punti della location che offrono la migliore illuminazione, altro aspetto importante per uno scatto di qualità
  • I soggetti e i dettagli: ricollegandomi alla premessa iniziale, la scelta delle persone da ritrarre diventa fondamentale quando devo mandare un messaggio. Non tutti sono fortemente espressivi, quindi scelgo con attenzione, nella fase di stesura concept, chi, tra i miei collaboratori, devo posizionare in evidenza, rispetto al gruppo. Coinvolgendo in anticipo le persone che parteciperanno alle immagini, potrò contare su una presenza ordinata e curata, ma soprattutto sulla chiarezza dell’obiettivo che si vuole realizzare. Lo stesso varrà per i punti della sala scelti per le immagini che, rientrando dentro al progetto, verranno curati in anticipo e saranno in ordine e pronti per ospitare gli scatti.

Detto tutto ciò è sempre meglio lasciar fare ai professionisti e organizzarsi, al massimo, quando si è costretti a farne a meno.

Proprio perché ritengo importanti le immagini, così come lo sforzo di fare sempre qualcosa di nuovo, ho deciso di coinvolgere una brava fotografa, per la cover della mia fan page facebook.

Lei si chiama Emanuela Di Guglielmo, architetto con indirizzo paesaggistico, che da anni ha affinato, studiando e sperimentando, l’utilizzo della fotografia, per indagare il suo lavoro e non solo. Nata in Irpinia, ha vissuto tra l’Emilia e Londra leggendo, attraverso il paesaggio, le connessioni antropologiche nel rapporto uomo-ambiente, la trasformazione territoriale e gli ambienti domestici come le case.

Emanuela applica la sua creatività di fotografa in varie forme: dagli allestimenti d’interni, ai set fotografici, agli eventi ed ai laboratori creativi.

 

Essere umano, copywriter, UX writer & event designer at Linguaggi Umani | info@robertamarchi.com | Website

Mi chiamo Roberta Marchi e scrivo per aiutare brand e persone a incontrarsi, sia in digitale che live.

Mi appassiona la visione d'insieme e la creatività, che senza analisi è nulla. Credo nella comunicazione che rilascia ispirazioni, come quelle che ho ricevuto viaggiando; l'incontro con culture diverse mi ha insegnato a contaminare le mie certezze per non sentirmi mai troppo al sicuro e restare disponibile al cambiamento.